L’illusione della morte

Spesso l’essere umano crede di poter dare una spiegazione a tutti i fenomeni che in qualche modo lo riguardano, prendendo in considerazione soltanto ciò che cade sotto la sua percezione più immediata ovvero il piano di esistenza fenomenico, quello sensibile, macroscopico. Questa approssimazione, questa illusione che tutto si riduca solamente a ciò che l’essere umano, attraverso i suoi limiti oggettivi, percettivo-sensoriali, riesce a percepire e quindi ad “interpretare” e che rientra nelle sue categorie sensoriali, ha condotto molti a ritenere che con la morte del corpo fisico, finisca tutto e che ad attenderli ci sia il “nulla”. Nella migliore delle ipotesi si arriva a credere che alla fine della vita ci sia una sorta di giudizio che stabilirà il luogo in cui le anime verranno direzionate. Secondo gli insegnamenti mistici ed esoterici delle maggiori tradizioni antiche, nonché secondo gli insegnamenti dei maestri spirituali, la realtà è più complessa di così, la vita, intesa in senso assoluto, va oltre ciò che appare all’essere umano senziente e fa parte di un progetto cosmico che neanche i maestri più elevati conoscono fino in fondo. Esistono vari piani di esistenza nei quali l’anima vive le sue esperienze, il piano fisico è uno di questi, quello dove il tempo scorre più velocemente, quello più soggetto all’illusione, tra quelle dimensioni di coscienza che offrono meno libertà di altre. La morte è tecnicamente un passaggio da un piano di esistenza ad un altro, da una modalità percettiva ad un’altra. La vita terrena è solo una breve esperienza che l’anima individuale compie nell’infinito cammino verso il Divino e nel cosmo.

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