Bene e male

Il male è tutto ciò che si oppone allo sviluppo spirituale dell’essere umano, ma senza che quest’azione sia palese o si manifesti per ciò che è realmente, bensì, facendo credere ad ognuno di realizzare o di sforzarsi nel realizzare, quello che è più giusto per se stesso, in quanto realizzazione dei desideri più ovvi ed immediati, alimentando un falso concetto di sé, una falsa natura, una falsa concezione di sé stessi e degli altri ed è proprio in questo senso che anticamente veniva definito il concetto induista di māyā (sanscrito: illusione). Il bene è, contrariamente, per definizione, tutto ciò che invece, permette all’essere umano di soddisfare la sua natura più profonda, le sue vere aspettative, quindi il suo ruolo cosmico e divino anche se così, a differenza del male la cui attrazione è più immediata, può non sembrare e spesso, ciò che è bene non appare come tale o non viene percepito come fondamentale o importante per vivere in questo mondo maggiormente ora, nel Kālīyuga. Tutte le maggiori tradizioni religiose e spirituali antiche, descrivono questa dualità tra bene e male. Nella tradizione più antica induista e poi successivamente buddhista, il bene è conosciuto come dharma (legge divina universale) e il male come adharma (caos, assenza di legge divina). Esotericamente esiste un male individuale, che si collega al male planetario, connesso al male sistemico che è in relazione e trae vita dal male galattico (della nostra galassia, la Via Lattea e così è per ogni sistema planetario di ogni galassia), ma che si alimenta attraverso il male proveniente da altri universi paralleli e coesistenti al nostro o in altri termini, altre linee spaziotemporali teorizzate da alcune delle speculazioni teoriche della fisica moderna sul multiverso. Questo è il male; ciò che in ogni sistema, dal più piccolo al più vasto, ne rappresenta la negazione evolutiva, facendo intendere ciò che è un adattamento disfunzionale, disadattivo e dannoso per una sicura e attrattiva alternativa ma in ultima istanza, facendo percepire gli “scarti” (concetto questo estremamente complesso che meriterebbe un trattato a parte) ovvero tutto ciò che è stato “sacrificato” affinché qualcosa di “buono” venisse in manifestazione, come fondamentalmente migliori o comunque maggiormente ed illusoriamente attrattivi.

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